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La ballerina di piombo

12 Ott

foto di Angela Grieco

 

E mentre sistema la camicia sulla gruccia di legno, ripensa alla sera prima. Enrico le aveva promesso che sarebbero usciti quella sera. Lei si era truccata di tutto punto e aveva indossato il suo tubino rosa antico, quello che piaceva tanto al marito. Enrico era arrivato di corsa dal lavoro, aveva abbandonato la camicia sul letto e si era cambiato in fretta. Poi erano usciti, diretti verso il loro ristorante preferito. Lì lui l’aveva lasciata. Per un uomo.

Le aveva detto: – Io ti amo ma… non amo più il tuo corpo..- Si era sentita colpire dritta al cuore e la forchetta le era sfuggita dalle dita esili.

– Non amo il tuo corpo…non amo il tuo corpo…- Ora ripensa a quella frase, se la ripete tra sé e sé mormorando e prolungando l’agonia. Neanche lei aveva mai amato il suo corpo. Tutti quegli anni spesi a ricercare la perfezione, a dimagrire, a levigare la pelle, a depilarsi, a correre e a fare pilates per piacere agli altri, perché piacere a se stessa era troppo difficile. Non avrebbe mai voluto avere un corpo di carne, avrebbe voluto essere fatta solo di aria. Sua padre le diceva che le ballerine “sono leggere, si cibano di aria per volare, mica ballano semplicemente.” E quindi niente salame, niente pasta al sugo, niente Nutella. La Nutella la mangiava comunque ma poi vomitava tutto e di quel concentrato calorico non rimaneva più nulla, solo un grande senso di colpa.

Suo padre era stato un ballerino classico in una delle compagnie più famose della Lettonia, dove aveva incontrato sua madre che faceva la fotografa e girava il mondo. Aveva pensato bene di metterla incinta e quando i due s’interrogarono sul posto in cui dare alla luce il “coso”, come lo chiamavano, decisero entrambi di ritornare nel loro paese natio, l’Italia. In Italia il padre aveva continuato per un po’ a ballare, poi si era rassegnato a fare l’insegnante; la madre invece continuava imperterrita a fare il suo lavoro e a girare per il globo terrestre, lei che non aveva bisogno del suo corpo per scattare fotografie.

– Devi essere magra per alzare la gamba così- le urlava suo padre e poi le tirava su la gamba sottilissima con il suo bastone. Lei avrebbe solo voluto mangiarsi di tutto, ma suo padre doveva essere accontentato. Quindi pancia in dentro ed ossa in fuori e saltella comunque anche se fa male al cuore.

La salvò sua madre quell’estate in cui era diventata così magra che le si poteva vedere attraverso. La madre era appena tornata da un viaggio in India e rimase sconvolta davanti alla figuretta smilza di Dafne. – Ti ho chiamata così perché tu potessi essere libera, non schiava del tuo corpo.

La portò via da suo padre, dal balletto e dalla fame a quindici anni. Voleva farla mangiare, voleva insegnarle ad amare il suo corpo e se stessa. Ma Dafne pensava “se neanche mio padre mi ama, chi mai potrà farlo?”

Più tardi Enrico l’amò e lei si sentì finalmente uscita dalla spirale della bulimia. Lei non ha obbedito al solito clichè dell’anoressica che si mette con un dottore, frustrato perché ha gli strumenti per guarirla ma non ne è capace. Enrico è uno scrittore, scrive favole e fiabe per bambini. E lei che da bambina di fiabe ne aveva avute poche, ascoltava curiosa quelle di Enrico. Anche adesso si ricorda quando il marito le raccontò la sua versione della fiaba del soldatino di piombo e la ballerina. Ci scherzavano sempre sopra, dicendo che Enrico era il soldatino ingessato e rigido e lei era la sua ballerina leggera e volteggiante.

–        Enrico, io sono magra…non leggera.- gli aveva detto la prima volta che avevano fatto l’amore. Anche se quella volta finalmente le era sembrato di volare, di poter ballare sulle nuvole e sorridere al sole.

Enrico l’aveva salvata da se stessa e dal suo processo di autodistruzione. Lei si amava finalmente, ma quell’amore non era che il riflesso dell’amore di Enrico. Se ne rende conto ora quanto sia flebile un riflesso, ha bisogno di luce per esistere e ora lei si sente completamente al buio. -A che serve il mio corpo- si chiede, guardandosi allo specchio- se nessuno lo usa, lo abbraccia, lo guarda, lo ama? A cosa serve aver sofferto così tanto?

Forse a qualcosa è servito: oggi Dafne è una bravissima ballerina e quando balla il suo corpo vola anche senza ali. Ma adesso la ballerina si sente di piombo e vorrebbe tanto essere un soldatino per poter essere leggera.

Toglie la camicia dalla stampella e se la infila. Annoda stretti i capelli sulla nuca e con la matita si dipinge un paio di baffi. Se è riuscita a trasformare il suo corpo in aria, chi dice che non possa trasformarlo in quello di un uomo?

Il telefono squilla. Lei si alza stordita e risponde. – Pronto?- dice ingrossando la voce.

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Pubblicato da su 12 ottobre 2011 in anoressia, ballerina, Racconti

 

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