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LA DONNA SENZA OMBRA

06 Mar

E’ accaduto una notte d’estate, sotto la luce ombrosa dei pali che costeggiano la via marina. Sotto la luce a neon ha notato qualcosa d’insolito: la sua ombra era scomparsa. Rapita? Fuggita? Chissà; è un vero mistero. La polizia indaga, segue le tracce, fiuta indizi, ma niente. L’ombra di Alda Lucini, ventiseienne da due mesi e tre giorni, sembra essere svanita nel buio. Passano giorni, forse una settimana; poi arriva la telefonata tanto attesa dalla caserma dei carabinieri: l’ombra è stata ritrovata.

Alda sale in macchina e corre veloce alla caserma, oltrepassando due semafori gialli e non fermandosi ad uno stop. Arriva alla caserma e entra, respirando a fondo e pensando che presto riavrà indietro la sua ombra. E la sua ombra è lì, seduta su una sedia di plastica verde, con l’aria affranta e spaurita. E’ strano vederla così, senza averla attaccata al suo corpo. E’ come riflettersi in uno specchio che ti rimanda un’immagine di pece brillante. La figurina di petrolio si accorge che qualcuno la sta osservando e alza lo sguardo sulla sua “padrona”. Agli occhi risplendono lacrime di cioccolato nero e la bocca scura trema agli angoli.

foto di Eleonora Crucitti

Alda non sa cosa fare, non sa cosa dire. Si avvicina all’ombra e le poggia una mano sulla spalla, rabbrividendo per il contatto: l’ombra è gelata.

–          Ciao – le dice.

–          Ciao – risponde l’ombra, soffiandosi il naso su un lembo della sua maglietta nera.

Rimangono così, a guardarsi negli occhi e a sorridere impacciate.

La porta vicino alla  sedia si apre ed esce un uomo alto e pallido che sbadiglia annoiato e, con un cenno della mano, invita Alda ad entrare nell’ufficio.

–          E l’ombra?- domanda Alda.

–          Può rimanere qui fuori. Devo parlare da solo con lei, signorina Lucini.

Alda entra nella stanza poco illuminata e si siede su una poltroncina di pelle marrone, rivolgendo un’occhiata interrogativa all’uomo, seduto davanti ad una scrivania piena di scartoffie. Prima si presenta, dicendo di essere il commissario Fretino, e poi incomincia a spiegare cos’è successo all’ombra della signorina.

– L’ombra- racconta il commissario – è fuggita la notte del 23 luglio con l’ombra del signore Marchetti Paolo, trentenne, e i due hanno progettato di andare ad abitare in una catapecchia abbandonata e buia. Insomma, l’ombra è fuggita per amore!

–          Lei conosce il signore Marchetti? – domanda il commissario, con un tono poco professionale che tradisce una viva curiosità.

–           Sì… E’ stato il mio fidanzato per quattro anni. Ci siamo lasciati da due mesi.

E poi tralascia qualche piccolo particolare, come, per esempio, il fatto che dovevano anche sposarsi, ma lui, ad una settimana dalle nozze, ha preferito rimandare e lasciarla perché non era pronto per mettere su famiglia e per impegnarsi in una relazione troppo stabile. Aveva giustificato il tutto, urlando che il matrimonio è la tomba dell’amore. Vai a spiegare la stessa cosa ai 100 parenti e amici invitati, dopo che ti hanno comprato un regalo costosissimo e inutile. Lei c’era rimasta male, malissimo, ma non avrebbe mai pensato che anche la sua ombra provasse i suoi stessi sentimenti. Chi l’avrebbe mai detto che un’ombra ha dei pensieri, delle emozioni? Non è che un semplice riflesso. E invece no! La sua ombra era viva, umana e piangeva, amava, soffriva, viveva. Anche senza di lei. O forse proprio senza di lei.

–          E non è tutto – interrompe i pensieri della giovane donna la voce tuonante dell’uomo pallido – l’ombra del signore Marchetti è un criminale!

–          Un criminale? – chiede Alda stupita e un po’ divertita, vedendo la disperazione del commissario.

E l’uomo le rivela che l’ombra – Marchetti, come ormai la chiama, ha svaligiato una gioielleria ed è scappata con il bottino, dopo avere infranto il cuore alla bella ombra – Lucini. Lui, il commissario, ha sguinzagliato tutti i cani del corpo della polizia alle calcagna di quell’ombra criminale, ma di lei non si ha ancora nessuna traccia. Potrebbe essere fuggita al sud, o al Nord, per nascondersi nel buio delle lunghe notti scandinave.

–          Addirittura! – esclama Alda, trattenendo le risate.

–          Sì – afferma serio il commissario, cercando di darsi un certo contegno.

foto di Eleonora Crucitti

–          E il signore Marchetti, che dice?

–          Niente…Ha detto solo di fargli sapere quando ritroviamo la sua ombra.

–          La metterete in prigione?

–          Mi prende in giro?

I due rimangono a guardarsi, in silenzio. Infine il commissario la invita a riprendersi l’ombra e ad andare a casa.

–          Se la tenga ben stretta – l’ammonisce, prima di sbattere la porta dietro le spalle di Alda.

Alda e l’ombra escono dalla caserma e si infilano in macchina: Alda alla guida e l’ombra seduta accanto. Si mettono le cinture di sicurezza e poi Alda accende il motore e guida, diretta verso casa. Ad aspettarla a casa, fuori della porta, seduto sugli scalini dell’ingresso, c’è Paolo. Alda si ferma sul vialetto e sente la sua ombra tremare e inghiottire le lacrime.

–          Tu rimani qui. – le sussurra, mentre scende dalla macchina e si prepara ad affrontare Paolo, con o senza ombra.

Gli rivolge un ciao laconico e lo guarda appena. Lui le risponde con un come stai e cerca di prenderle la mano.

–          Mi dispiace – piagnucola – non dovevo lasciarti. Non volevo… Ho avuto paura…

Alda lo osserva attentamente e poi abbassa gli occhi per terra, ai suoi piedi, e la vede: l’ombra nera che sghignazza silenziosa e si sfrega le mani.

–          E’ meglio che te ne vai. La mia ombra non vuole più soffrire.

Paolo cerca di spiegarsi, di scusarsi, cerca di baciarla, di abbracciarla, di giustificare il suo comportamento. Ma lei è irremovibile, è di pietra: muove solo la testa per dire no, no e no. E Paolo se ne va, seguito dall’ombra meschina e crudele.

Alda va alla macchina e apre la portiera, per fare uscire la sua ombra.

– E’ tutto a posto. Non ti farà più del male. – dice e l’ombra la abbraccia stretta stretta.

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Pubblicato da su 6 marzo 2012 in amore, delusione, liberazione, Racconti

 

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