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IL RUMORE SOTTOPELLE – prima puntata

20 Apr

foto di Angela Grieco

foto di Angela Grieco

Io mi taglio. Ho cominciato qualche mese fa, per gioco. Mi è piaciuto e ho continuato a farlo. Mi taglio con i coltelli da cucina, con le lamette per la barba di papà, con i temperini. Tagliarmi mi fa sentire viva. Mi piace vedere il rosso del sangue e il giallastro delle cicatrici. Ogni ferita che mi procuro è un passo verso la distruzione. Io voglio distruggermi. Non voglio essere me stessa, non voglio essere, punto.

Cenavamo, una delle tante sere d’autunno. Guardavo le veline alla tivù e invidiavo i loro seni gonfi e alti.

« Ma dai! Possono posarci il mento sulle tette!»

« Dici così perché le vorresti anche tu.»

A parlare era mia sorella. Anche quando guardo mia sorella brucio d’invidia. Lei è perfetta. I miei genitori l’adorano, perché è una studentessa brillante, fa volontariato e ha un ragazzo che lavora in banca. Probabilmente morirà presto: Dio chiama sempre a sé tanta perfezione. Le stronze, quelle come me, campano cent’anni.

« Va bene, magari mi piacerebbe essere così», ho dovuto ammettere.

«Questo è il tuo problema: tu non ti accetti perché vuoi essere un’altra.». Mio padre fa lo psicologo e risposte così sono la normalità a casa nostra. Io voglio essere un’altra, dice. Cazzo, papà, a volte ci azzecchi quasi. Io vorrei essere un’altra e se lo fossi vorrei comunque essere un’altra. Perché semplicemente non voglio essere. E quindi mi taglio. Gli altri non se ne accorgono: basta abbassare le maniche della maglietta fino al pollice. E poi nessuno mi guarda. Sono invisibile e a me va bene. Non mi taglio per attirare l’attenzione. Lo faccio per sparire al più presto.

Faccio anche ginnastica con la maglietta a maniche lunghe. Tranne quel giorno. La prof si è arrabbiata e ha cominciato a urlare come un’isterica. « Corlini, la maglietta!»

« Sono forse in reggiseno, prof?»

« Poco sarcasmo! Vai a cambiarti la maglietta!»

Sono tornata con le braccia completamente nude. I tagli brillavano lucidi sulla pelle bianca. Li sentivo pizzicare, lì all’aria aperta alla portata degli sguardi di tutti. La prof se n’è accorta, mi ha bloccato in corridoio. Mi ha guardato strano, poi mi ha fatto: «Che hai fatto, Corlini?»

« Sono caduta col motorino». Bugia. Figurati se i miei mi comprano il motorino.

« Mi vergognavo e così ho messo la m…»

« Rimettitela!»

Sono tornata verso lo spogliatoio delle ragazze. In corridoio c’era anche Carlo. Mi fissava. Non le braccia. Guardava me. Me.

« Che vuoi Carlo?»

Scuote la testa e dice: « Tu sei tutta pazza».

Va bene, magari ha ragione: forse sono pazza. Perché a volte la notte faccio un sogno strano. Io mi taglio e il sangue scorre a fiumi. Poi non è più sangue, ma sono le mie vene. Le mie vene sono radici che infettano la terra. Quando mi sveglio, so che è vero. Io mi taglio e mi piace.

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