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IL RUMORE SOTTOPELLE – seconda puntata

11 Mag

Ogni taglio ha la sua storia.
Mamma che litiga con papà: la piccola croce giallognola tratteggiata all’interno dell’avambraccio. Elide che torna a casa con un altro 30 e lode: una lunga linea marroncina.
Carlo che bacia Simona: il cuore stilizzato rosso sangue che ho impresso sulla mia pancia.
E’ successo stamattina, a scuola. Durante l’intervallo i due stavano vicini e ridacchiavano senza un motivo. Poi Carlo si è avvicinato troppo e ha urtato la bocca di Simona. Avrei voluto urlare. Avrei voluto prendere quel visino carino, con gli occhi scuri e la bocca carnosa, e riempirla di graffi. Avrei voluto che morisse. O meglio avrei voluto essere lei, tremendamente. E invece mi sono chiusa in bagno. Prima piangevo. Ora non mi basta più. Devo tagliarmi. Dopo due piccoli sfregi sulle braccia mi sento più tranquilla, come se mi fossi data la giusta punizione per aver pensato certe cose. Ma stamattina sembravo un’invasata. Mi sono tagliata anche sulla pancia. Avrei voluto aprirmi in due e fare uscire tutta la rabbia che tenevo e fare uscire una nuova me, più magra, più tettona, più più più… più Simona. E’ una furia che mi prende in maniera devastante e devo devo devo assolutamente tagliarmi, farmi male, vedermi distrutta per poter stare meglio. Ora sento bruciare le ferite sotto la maglietta, e finché bruciano va bene, c’è speranza, vuol dire che ancora “sento”. Se c’è il dolore ci sono anch’io e va bene, va bene così.
Solo che oggi mia mamma ha stranamente intuito che avevo qualcosa che non andava. Così si è costretta a parlarmi. Quando io e mia madre conversiamo, seguiamo sempre lo stesso schema verbale. Io tendo a dire a bassa voce l’esatto contrario di quello che mi urlo nel cervello. Il dialogo-tipo tra me e mia madre suona più o meno così:
« Ciao cara, com’è andata oggi?»
«Bene.» Di merda.
«Stai bene, vero?»
« Sì.» NO!
«Se avessi un problema, me ne parleresti?»
«Certo..». Sì, sogna…
«E la scuola?»
« Non c’è male..». No, no, c’è male!
« E quel ragazzo..ehm..Carlo?»
« Parliamo, ogni tanto..». Tra un intervallo e l’altro della sua maratona di baci con quella zoccola.
« Allora io vado.» E mi dà un bacio. O meglio lo mima, da lontano. E io preferisco che sia in questo modo, che non ci sia un vero contatto tra noi, che a tenerci legate siano solo parole bugiarde. E’ così: le bugie sono indispensabili se vuoi nascondere i tagli dell’anima. E del corpo. Alla fine non sono forse la stessa cosa?

foto di Angela Grieco

foto di Angela Grieco

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