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IL RUMORE SOTTOPELLE – terza puntata

13 Lug
foto di Angela Grieco

foto di Angela Grieco

Mamma dice che da quando Giulia se n’è andata non esco più di casa. Dice che sono più musona. «Ce l’hai qualche amico a scuola? Devi cercare di aprirti di più, di fare amicizia.» Come se fossi un cane che scodinzola e la gente si sdilinquisce, come se fosse facile come quando all’asilo davi la mano al tuo compagno di dormite ed era amore per tutta la vita. Non è vero che non ho amici, a scuola parlo con Silvia, ci parlavo anche prima, quando Giulia occupava un ampio spazio della mia esistenza. Giulia è sempre stata la mia migliore amica, forse da prima che nascessimo. Le nostre mamme si conoscevano dai tempi del liceo, e non si erano mai perse di vista nemmeno quando la mamma di Giulia aveva cominciato a viaggiare per rincorrere il suo lavoro di traduttrice. La nascita di Giulia l’aveva un po’ frenata, ma non appena ha ricevuto un’offerta come insegnante di italiano in un prestigioso istituto della Provenza è partita senza pensarci due volte, portandosi appresso Giulia a mo’ di bagaglio umano. Va beh Giulia poteva anche impuntarsi e decidere di rimanere qui, ormai a diciannove anni e finito il liceo poteva iscriversi all’università qui a Milano, ma ha voluto seguire sua madre, allettata dalla prospettiva di abitare in Francia e parlare e ascoltare la lingua dei suoi scrittori preferiti. Con una che chiama il suo gatto Balzac, c’è poco da recuperare.
Così adesso parlo un po’ più di prima con Silvia. Silvia è bellissima, ha questa massa di capelli biondi che scivolano a boccoli sulla schiena e gli occhi scuri come la benzina. Solo che è timidissima e nessuno a scuola sembra accorgersi di quanto sia bella. C’è da dire che i maschi della nostra classe sono dei grandi cretini, soprattutto Roberto che la prende sempre in giro imitando la sua vocina quasi afona che si spezza su certe consonanti. L’altra mattina l’ho beccata che piangeva chiusa in bagno, sapevo che era lei da come tirava su col naso.
«Silvia, sono io, Alina» ho detto forte.
« Mmm, che c’è?»
«Esci tu o mi fai entrare?»
Ha aperto la porta. Sono entrata svelta e ho richiuso subito; so bene quanto può essere fastidioso farsi vedere tristi dal mondo lì fuori dal bagno.
«Piangi per Roberto?»
«No.. Sì, un pochino. Ma non solo per lui.»
«Ma tu lo devi lasciare stare a quello scemo! E’ talmente brutto con quella testa romboidale che non troverà mai nessuna che se lo fili, figurati una come te.»
Dopo un po’ di tempo, Silvia ha fatto uno sbuffo strano con la bocca. Quando l’ho vista sussultare ho capito che stava ridendo e mi è scappato da ridere anche a me. Poi mi ha confessato una cosa. E io ho capito tante cose di lei, il perché del suo modo di parlare o del fatto che spesso non si giri quando qualcuno la chiama dai banchi dietro per chiederle qualcosa. E mi è venuta voglia di andare fuori e dare quattro o cinque sberle a Roberto.
«Silvia, ma sai che io non l’avrei mai detto..»
«Ah sì, e perché?»
«Perché mi sembri l’unica che sappia ascoltare davvero..»
Non avessi mai detto questa frase! Ha ripreso a frignare più di prima, mentre io stavo lì guardarla, a pensare che forse avrei dovuto abbracciarla ma non ci riuscivo. Sono disabile anch’io, non so più volere bene, non so più abbracciare o condividere spazi angusti con altra gente. Piano piano si è ricomposta, si è asciugata gli occhi e ha soffiato forte il naso in un pezzo di carta igienica con i fiorellini. « Andiamo?» mi ha chiesto, con già la mano sulla maniglia della porta.
E lì l’ho ammirata. Ho pensato che le persone con una qualche disabilità debbano avere una forza tremenda per stare in questo nostro mondo di stronzi. Mi sono vergognata dei miei tagli.

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Pubblicato da su 13 luglio 2013 in Il rumore sottopelle, Racconti

 

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